Crea sito

Piedi scalzi per ascoltare le ombre

Ora che mi sono trasferita e che ho trovato un lavoro, il tempo di cui necessito per scrivere pare essersi volatilizzato. Mi scopro afona ogni sera. Durante le giornate più dure, lo spettacolo si ripete anche in ufficio. Lingua informicolata e domande martellanti. “Quanto tempo prima che io imploda di nuovo?”

Il terrore che provo si origina forse nella consapevolezza di essere una scrittrice lenta, una di quelle che consumano dita, occhi e notti intere sul tentativo di rendere pronunciabile uno stridore che è solo disagio fisico, irrigidimento, rabbia, vuoto, vergogna e sogno. Ora sento che è scattato qualcosa in me, qualcosa che banalmente definirei istinto di conservazione. Mi costringe a non andare a dormire alle quattro. Mi ricorda quando è difficile resistere in ufficio fino alle sei senza iniziare ad urlare. Poi, certo, c’è tutto il resto, ovvero la storia secondo la quale sono un animale che deve aprire bocca per conservarsi integro, e sono anche un animale che, attraverso l’ascolto delle vibrazioni del suolo, sa riconoscere l’avanzata delle ombre.

Ora le sento, anche se durante certe giornate fingo di ignorarle. Oggi sono rimasta a casa dal lavoro perché sto male: un mal di testa martellante e la costante sensazione di poter svenire da un momento all’alto. Quindi le sento, ormai giunte nei quartieri confinanti con il mio, che ancora non conosco. Le sento perché ho i piedi scalzi e la finestra spalancata. Ho provato a chiedere in giro come fermarle, ma nessuno mi ha saputo dare una risposta.

Comments are closed.

Post Navigation